venerdì 14 novembre 2014

Perché ti voglio...per ciò che sei e ciò che non sei

Bellissima e-mail che condivido e pubblico con grande piacere...Grazie Elisa!




Carissima,
ieri mi hanno segnalato questa filastrocca scritta dal grande Bruno Tognolini... Vorrei condividerla con te e con tutte le famiglie dell'Associazione, dedicandola idealmente alla "futura mamma felice" Bibiana - di cui ho letto con commozione la bellissima lettera dell'8 ottobre sul blog - e a tutte le altre mamme felici... nel tempo presente!

Ciao, Elisa 

Bruno Tognolini
FILASTROCCA DI CIÒ CHE NON SEI

Scritta per la mamma di un bambino con sindrome di Down, settembre 2014

Tu non sei abile
Però sei nobile
Tu non sei abile
Però sei buono

E tutti gli abili
Che sono simili
Neanche lo sanno
Cosa non sono

Tu non sei abile
Tu non sei simile
Però sei unico
E sai perché?

Perché anche gli abili
Perché anche i simili
Perché anche i fulmini
Non sono te

Tu sei mio figlio
Con doppio nodo
Mai con nessuno
Ti scambierei

Perché ti voglio
Allo stesso modo
Per ciò che sei
E ciò che non sei
 
 
 
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venerdì 17 ottobre 2014

Manca pochissimo!


Ancora il tempo di ascoltare questi due appelli...


video








per poi correre ad acquistare gli ultimi biglietti al box office...
perché mica vorrete che rimanga così!




giovedì 9 ottobre 2014

12 ottobre lottiamo perché un giorno sia...un giorno come gli altri...

12 ottobre 2014 Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down






Pensiamo anche solo per un attimo come ci sentiremmo se avessimo, ciascuno, un giorno dedicato per ricordare agli altri che esistiamo, che possiamo fare tante cose, che possiamo essere felici...

Ecco, in attesa che non sia più necessario indire una giornata per ricordare la sindrome di Down, ci stiamo preparando per affrontarla al meglio, con voi!

Sabato 11 ottobre 2014 vi aspettiamo per offrirvi il nostro consueto messaggio: tavolette di buonissimo cioccolato prodotto con cacao equo solidale.

Potrete fare una donazione per sostenere i nostri ragazzi con sindrome di Down, attraverso la realizzazione di progetti di autonomia e integrazione sociale.

Ci troverete nelle Coop Unicoop Firenze di:


• Bientina
• Signa
• Iper Lastra a Signa
• Sesto F.no
• S.Casciano V.P
• Firenze – Via Carlo del Prete
• Firenze – Via Cimabue
• Firenze – Via Madonna della Querce
• Firenze - Gavinana
• Firenze – Piazza Leopoldo
• Firenze - Novoli
• Firenze – Ponte a Greve
• Calenzano
• Caldine
• Figline
• Pontassieve

E anche presso:

• Deichmann Calenzano
• Geox Shop Via Calimala 11 ang. Via Lamberti a Firenze dalle 18,00 alle 20,30 per un aperitivo insieme e la presentazione del progetto Geox e Valemour Qui!

Vi aspettiamo l’11 ottobre!


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mercoledì 8 ottobre 2014

Lettere che arrivano al cuore






Abbiamo ricevuto questa lettera...


Spett.le CoorDown,
sono una futura mamma, che proprio il 21 marzo scorso ha scoperto di aspettare una bimba che nascerà alla fine di novembre.
Subito dopo la meravigliosa scoperta, e per pura casualità, sono andata su Facebook e mi sono imbattuta nel post di Renzi che invitava alla visione del Vostro "Dear future mom".

L'ho guardato e mi ha molto commossa, anche perchè io stessa da pochi minuti avevo scoperto di essere una "future mom". 
Ho pensato: "E se succedesse a me?"
Ho condiviso quel pensiero con mio marito, e ne abbiamo parlato. Abbiamo già un bimbo e da molto tempo desideravamo dargli un fratellino o una sorellina, così ci siamo detti che avremmo accolto con gioia il nuovo arrivato, in ogni caso, con la "presunzione" che nella nostra famiglia avrebbe potuto essere felice.

Ora, se riguardo a quel momento mi riesce difficile pensare che certe cose capitino per caso. Infatti diverse settimane dopo, il risultato della diagnosi prenatale è stato che aspettavamo una bimba, una bimba affetta dalla sindrome di Down.

Confesso che non è stato facile accettare questa notizia. Perchè nonostante ne avessimo parlato approfonditamente, dentro ciascuno di noi alloggiava la beata illusione che queste cose possano succedere sempre ad altri.
Siamo rimasti fermi nella nostra convinzione ed abbiamo preso consapevolmente la decisione di accogliere Chiara (così il fratelllino Simone ha deciso di chiamarla) che ora aspettiamo con ansia.

Volevo ringraziarvi, un piccolo contributo nella nostra decisione è stato dato sicuramente dalla visione di quei meravigliosi bimbi che in tutte le lingue manifestavano la loro gioia di essere a questo mondo. 

Ogni tanto mi dico che è stato un bene che Chiaretta sia "capitata" noi, forse se avesse bussato ad altre porte non le avrebbero mai aperto...
E penso però anche a quei bimbi che questa fortuna non l'hanno avuta.

Il vostro lavoro di comunicazione in questo senso è importantissimo. Con la convinzione che ogni coppia debba prendere le sue decisioni senza giudicare chi sceglie un percorso diverso, ho però il sospetto che spesso queste decisioni non siano pienamente consapevoli, perchè non vi è sufficiente conoscenza della sindrome e delle potenzialità che queste persone hanno e dell'arricchimento che esse stesse sono.
Grazie ancora quindi, e un'incoraggiamento a proseguire!
Come vedete qualche frutto c'è stato e spero che siano molti.
Non mancherò domenica di venirvi a trovare e cercherò nel mio piccolo, con la testimonianza mia e di chi mi è accanto, di poter contribuire a dare un lieto fine a   storie simili alla mia...

Affettuosamente,

Una futura mamma felice...


Bibiana



giovedì 25 settembre 2014

Granata viola...andata e ritorno



GRANATA E VIOLA INSIEME PER VINCERE LA PARTITA DELL’INTEGRAZIONE.
In occasione degli incontri di Serie A Tim a Torino e a Firenze due raccolte fondi
sosterranno progetti di inclusione sociale rivolti alle persone con sindrome di Down.

Il 28 settembre e il 22 febbraio 2015, lo storico gemellaggio tra tifosi viola e granata – un’amicizia che dura ormai da oltre 40 anni – farà da cornice a una raccolta di fondi dedicata alla battaglia contro il pregiudizio, la discriminazione e per una “reale” inclusione delle persone con sindrome di Down nella società.

Grazie alla collaborazione con Torino FC e ACF Fiorentina, in occasione della giornata nazionale della persona con sindrome di Down (che sarà ricordata in tutta Italia il 12 ottobre 2014), l’Olimpico prima e il Franchi poi ospiteranno volontari, ragazzi e ragazze con sindrome di Down che offriranno ai tornelli, in cambio di una piccola donazione, un braccialettino in silicone realizzato appositamente per l'evento in duplice colore: granata e viola... o meglio, due colori uniti in un unico abbraccio!

Trisomia 21 Firenze (www.at21.it) e Vale un Sogno Torino (www.valemour.it) utilizzeranno i fondi raccolti per sostenere progetti di autonomia e per migliorare la qualità della vita delle persone con sindrome di Down. Dal 1 al 14 ottobre inoltre sarà possibile sostenere anche il CoorDown (Coordinamento Nazionale al quale aderiscono le due realtà) con un semplice gesto: inviando un messaggio dal cellulare al numero 45593.


 Intanto vi aspettiamo all'Olimpico domenica 28 settembre... 
Forza Toro e Forza Viola!



www.at21.it

martedì 16 settembre 2014

Alfredo Martini: risposte universali.




"Avete mai abbracciato uno di questi ragazzi? Se non lo avete fatto non sapete cosa possono trasmettere e cosa perdete...
Ricordatevi che da questi ragazzi abbiamo solo da imparare"

Queste le parole che Alfredo Martini spesso pronunciava parlando dei "suoi ragazzi", ed è con queste parole che interrompo il mio silenzio sulla vicenda Dawkins.


...Perché non ci sono libri che ti possono insegnare come agire, o come reagire, o professori da interpellare, quando ti trovi a leggere con tua figlia - che quel cromosoma in più ce l'ha -  un articolo che intitola:



e mentre le parole lette pesano come macigni, quelle che scorrono sotto i tuoi occhi sono sempre più appannate, ed è impossibile cercare di impedire alle lacrime di scendere con il primo battito di ciglia.

Quando mia figlia - che la sindrome di Down la vive con consapevolezza, apprezzando e amando la vita per come è e per quello che dà - mi ha domandato:

"Chi è questo che dice che era meglio che non ero nata?"

Ho risposto:

"Quando la melma umana sembrerà sommergerti, prima che ti tolga anche l'ultimo respiro...
tu, inspira più profondo che puoi e vai avanti. Custodisci come un tesoro queste parole nel tuo cuore. 
Saranno la forza per affronare la vita..."

video


Grazie Alfredo

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lunedì 8 settembre 2014

Ascoltiamoli...

Grazie a Saverio Tommasi per aver realizzato questo video, che parla di carezze, coccole, baci, attenzioni e vita di coppia....





Un video contro ogni pregiudizio, perché non è vero che le persone con la sindrome di Down sono bambini asessuati (o ipersessuati). E non è neanche vero che sono sempre allegri e felici.

...Ma soprattutto un Grazie grande così, sincero e sentito, ai nostri ragazzi che hanno accettato di confrontarsi davanti a una telecamera, toccando argomenti difficili e intimi, affinché riuscissimo ad ascoltarli e a cambiare il nostro atteggiamento e il nostro pregiudizio...

Tentiamo...anche solo un po'!

Intanto ascoltiamoli...cliccando qui


lunedì 1 settembre 2014

Sulle strade di Alfredo Martini

L'iniziativa Sulle strade di Alfredo Martini è stata pensata e 

realizzata da  Alfredo Martini

per "i suoi ragazzi" di Trisomia 21 e, insieme alla famiglia, 

esaudiamo il suo desiderio


giovedì 14 agosto 2014

Saresti ancora...


 
De Bruyne

  
Saresti ancora mio fan se apparissi così?




Jean-Michel Saive

Saresti ancora mio fan se apparissi così?






Kim Gevaert

Saresti ancora mio fan se apparissi così?




Dopo i recenti fatti, una bella provocazione in questo video...



Bravi!

Rubrica letteraria: L'ultima colonia


La guerra in Africa Orientale Tedesca 1914 – 1918 - Alberto Rosselli
Quest’anno si ricorda il centenario dell’inizio della 1° guerra mondiale. In effetti non ha molto senso ricordare l’anniversario di una guerra, ma visto che il passato non ci ha insegnato niente e che ormai tali avvenimenti fanno parte della storia, si può ricordare almeno dove quelle tragedie avvennero e rendere omaggio a chi ne fu protagonista involontario, ne pagò le conseguenze e le patì sulla propria pelle. In questi ultimi tempi oltre a ricordare le grandi stragi avvenute sui campi di battaglia dell’Europa continentale, si è riscoperto anche quello che avvenne sul fronte Alpino e che viene chiamata “la Guerra Bianca”. Ho visto con i miei occhi alcuni di quei luoghi e sono rimasto sbalordito per due ragioni: la prima come l’ingegno umano abbia sprecato tanta della sua capacità per costruire e poi demolire alcune opere di ingegneria veramente mirabili in luoghi così difficili per la sopravvivenza, considerati anche i mezzi che allora venivano usati, e la seconda come quei soldati abbiano potuto sopravvivere ai quei disagi naturali e dopo avere La forza e la volontà di combattere per qualcosa che in fondo non a tutti loro apparteneva. Mi viene da pensare che la resistenza e la soglia del dolore di quelle persone è qualcosa che ci è estraneo. La mia intenzione, come vedete dal titolo del saggio che volevo proporvi, è quella di interessarvi ad altri episodi bellici avvenuti molto più lontani da noi e che io ho pensato di chiamare “la Guerra Nera”. Questo non solo perché ho uno spiccato interesse per la storia africana ma anche perché questo libro si lega anche se in maniera indiretta agli altri due volumi di cui ho parlato in precedenza: Le favole africane raccolte da Mandela per il Sud Africa, e Nostra Signora del Nilo per il Ruanda. L’autore è uno storico oltre che giornalista di primo piano ed ha scritto numerosi saggi su argomenti storici di diversissima specie ed epoche e forse, proprio perché giornalista, riesce a scrivere in maniera semplice, ma esaustiva ed intrigante, su argomenti che potrebbero risultare noiosi e pesanti quali la descrizione degli episodi bellici che interessarono quella parte di Africa. Il libro si compone principalmente di 2 parti, una terza è la cronologia degli avvenimenti dal 1860, anno del primo approccio tedesco in Africa, al 1914 anno dello scoppio della guerra. La prima è un corposo prologo che riguarda la colonizzazione della Germania in Africa e la seconda gli avvenimenti bellici veri e propri. Avrei pensato di soffermarmi sul prologo e cercare di illustrare le cause e gli effetti della penetrazione tedesca in Africa e lasciarmi solo alcune considerazioni di carattere generale sulla seconda parte perché rischierei di dilungarmi su argomenti troppo specifici. I primi tentativi di colonizzazione da parte della Germania riunificata da Bismark si rivolsero al Pacifico dove vennero acquistati o colonizzati da compagnie private alcuni arcipelaghi quali “Le Bismark, Le Salomone, Le Samoa, Le Marshall” e, più importante, la parte orientale della isola di Papua e Nuova Guinea. Nello stesso tempo o alcuni anni dopo iniziò la vera e propria epoca coloniale Tedesca. Essa fu tardiva rispetto alle altre iniziative coloniali europee, in quanto la costituzione di uno stato unitario tedesco avvenne tardi rispetto alle altri grandi nazioni europee e secondariamente perché il cancelliere Bismark, artefice della nascita della stato unitario, si convertì solo in tempi successivi ad una politica coloniale dettata dalla ricerca di materie prime per la nascente e subito sviluppata industria tedesca, che già in patria godeva di una buona disponibilità di materie prime. Le prime iniziative furono messe in atto, come del resto anche per le altre potenze coloniali, da società private legate a grandi banche o a gruppi di commercianti che però pur avendo disponibilità importanti non riuscirono mai a far decollare le acquisizioni territoriali che i primi esploratori avevano loro ceduto e quindi per non fallire dovettero far intervenire le entità statali e cedere a queste i territori che avevano asservito. Dato il tardo ingresso della Germania in Africa ad essa non restarono, così come all’Italia, che le briciole del continente africano spartito in quegli anni tra Francia e Inghilterra mentre al Portogallo rimanevano solo i resti del suo precedente impero coloniale. La prima acquisizione fu quella del 1883 Dell’Africa del Sud-Ovest (attuale Namibia) seguita nel 1884 dal Camerun e dal Togo e nel 1885 dal Tanganika (attuale Tanzania, Ruanda e Burundi). Le acquisizioni del Togo e del Camerun avvennero attraverso accordi e transazioni con la Francia e l’Inghilterra, che possedevano territori confinanti, senza particolari problemi. Molto più contrastata fu l’acquisizione dell’Africa del Sud Ovest perché andava a ledere gli interessi primari dell’Inghilterra nella regione del Capo, già allora e da tempo colonizzata intensamente grazie alla sua posizione climatica favorevole e alla ricchezza di materie prime. La conquista dell’interno del Tanganika fu una corsa contro il tempo per battere le mire inglesi già presenti in quell’area geografica. L’approdo sulla costa dell’oceano Indiano dall’interno della regione sopra citata avvenne in condominio con l’Inghilterra. Il pretesto fu quello di combattere la schiavitù ancora fiorente in quella zona costiera ad opera di mercanti Arabi con il tacito appoggio del Sultano di Zanzibar. Materialmente le annessioni avvennero acquistando o sottomettendo militarmente i territori dei piccoli sultanati arabi o le basi di mercanti già presenti. Accordi per stabilire confini certi (per le potenze coloniali) furono fatti anche con i portoghesi presenti in Mozambico e ancora con l’Inghilterra. La redditività dell’impero coloniale tedesco non fu grande cosa; richiese anzi uno sforzo economico notevole per poterlo sfruttare oltrechè un impegno amministrativo e militare non indifferente. Sotto quest’ultimo aspetto gran parte del peso ricadde sulle popolazioni locali assoldate ed addestrate per compiti di difesa e di polizia. Le popolazioni autoctone non opposero grande resistenza alla colonizzazione, se si eccettua la rivolta delle popolazioni HERERO (Africa Sud Occidentale) e del Maji-Maji in Tanganica. Episodi di crudeltà vera e propria nei riguardi delle popolazioni nere si verificarono solo con l’amministrazione del governatore del CAMERUN Heinrich List nel 1893 rimpatriato forzosamente; per il resto la politica di sottomissione non risultò dissimile da quella delle altre potenze coloniali dell’epoca. Dunque all’inizio della guerra nel 1914 la Germania in Africa deteneva le seguenti colonie: Africa Occidentale Camerun e Togo; Africa Orientale Tanganika; Africa Australe Arica del Sud-Ovest. Questi territori erano completamente scollegati tra di loro e circondati da altrettante colonie delle potenze avversarie ed inoltre praticamente isolati da ogni punto di vista dalla madre patria. Tale situazione fece si che essi poterono opporre una scarsissima resistenza alle truppe coloniali e territoriali della Francia e dell’Inghilterra, coadiuvate in alcuni episodi da quelle di Belgio e Portogallo, per cui già nel luglio del 1915 essi erano stati occupati integralmente. L’unica eccezione, che poi è quella che dà luogo a questo saggio, fu la colonia del Tanganika che si arrese solo il 26 Novembre 1918 e cioè 15 giorni dopo la firma dell’armistizio da parte della Germania; e che adempì in pieno, e forse anche al di là di ogni previsione, al compito che era stato assegnato alle colonie: cercare di distrarre dal fronte europeo più mezzi ed uomini possibili. Questa guerra nella guerra si combattè su tutti i fronti: terrestre, aereo, marittimo, lacustre-fluviale e arrivò a coinvolgere un numero enorme di truppe non solo coloniali ma anche territoriali da parte di Inglesi, Belgi, Portoghesi, Sud Africani che dovettero impiegare e far pervenire, anche dalla madre patria quantità ingenti di armi, munizioni, vettovaglie di ogni genere, per aver ragione di circa 300 europei e 14.000 Ascari. Il merito principale di questo fu del comandante tedesco colonnello Lettow Vorbek che attuò la strategia della guerriglia per sfiancare gli avversari e sopravvivere approfittando delle loro debolezze negli alti comandi e cannibalizzando i depositi di armi e viveri degli avversari conquistati con veloci e fulminei attacchi da piccole colonne di soldati che poi si rifugiavano nella foresta. Va ricordato che i tedeschi riuscirono una sola volta in tuta la guerra a ricevere rifornimenti dalla madre patria, mentre gli alleati avevano come retrovie entità quali il Sud-Africa già di per sè ricche e sviluppate anche militarmente e dotate di porti sicuri per ricevere i necessari rinforzi. Solo il generale Sud Africano di origini Boere HORACE SMITH-DORRIEN riuscì a controbattere il colonnello Lettow che aveva tratto insegnamento dalla tattica usata dai Boeri contro gli Inglesi alcuni anni prima dove vi aveva partecipato in qualità di osservatore. La fine della guerra portò alla spartizione dell’impero Tedesco fra le potenze vincitrici: il Togo ed il Camerun in proporzioni variabili ai Francesi ed agli Inglesi con le loro colonie limitrofe, il Tanganika smembrato tra Rhodesia, Tanzania agli inglesi, il Ruanda Urundi ai belgi e l’Africa del Sud Ovest(oggi Namibia) al Sud Africa che vi rimase fino al 1990, quindi fino alla caduta dell’Apartheid e alla nascita del governo di Mandela. 
Raffaele Strada

sabato 9 agosto 2014

Dear Future Mom giudicato un video sconveniente. Censurato.



A distanza di mesi si parla ancora di #dearfuturemom il video realizzato da CoorDown in occasione della giornata mondiale della persona con sindrome di Down e che, con una vittoria sterminata, ha portato a casa riconoscimenti importanti al Festival internazionale della creatività di Cannes, vincendo ben sei Leoni: due d'oro, tre d'argento e uno di bronzo.

Ad oggi conta sul web 5.547.403 visualizzazioni, ma non basta...
dobbiamo lottare ancora per andare avanti a testa alta, con i nostri figli, perché il video è stato censurato dal Csa (Consiglio superiore per l'audiovisivo) perché questa volta si dice che può "turbare" chi ha fatto scelte diverse.

A nome personale mi e vi domando:
Ma i nostri figli non si turberanno quando leggeranno che è stato censurato il loro messaggio di felicità e di speranza?

Per me è una decisione inaccettabile. Non ho altro da aggiungere.
Antonella

Per leggere la notizia clicca qui

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Trisomia 21 Onlus Firenze aderisce a





venerdì 8 agosto 2014

La nostra rubrica letteraria: "ZeroZeroZero"


Chi non conosce Roberto Saviano, le sue battaglie contro la Camorra, le sue prese di posizione contro il degrado di alcune zone di Napoli e della Campania, in sintesi il suo impegno morale contro ogni deviazione del vivere civile e al contempo il suo impegno, certo come intellettuale, nel cercare di ripristinare la legalità dove essa sia scomparsa? Quindi leggo ed apprezzo le sue apparizioni in pubblico, le sue prese di posizione, i suoi articoli sulla stampa, però non avevo avuto la voglia, o il coraggio, di leggere il suo primo libro “Gomorra”.
Poi però mi sono detto: come posso dire di condividere le sue idee se non le approfondisco, se non so di cosa parla in particolare, se non mi sporco la mente facendo fatica a leggere di tante nefandezze, se non mi impegno su certe pagine che fanno orrore solo a guardarle? Quindi ho preso il suo secondo libro; quel titolo che trovate all’inizio.
E’ agghiacciante.
Sono agghiaccianti le parole con cui il libro inizia:
 “La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista dell’autobus che ti porta a casa, perché vuole fare gli straordinari senza sentire i crampi alla cervicale. Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capo ufficio. O la sua segretaria che tira il sabato per divertirsi...Ma se, pensandoci bene, ritieni che nessuna di queste persone possa tirare cocaina, o sei incapace di vedere o stai mentendo. Oppure, semplicemente, la persona che ne fa uso sei tu."

Leggi e ti viene male allo stomaco, ti viene voglia di andare in bagno per liberarti perché la nausea aumenta mano a mano che vai avanti. Ma non perché hai in mente o ti vedi davanti agli occhi qualcuno che è il povero drogato che la sera trovi per strada, no: perché pensi a quello che leggi e lo trovi incredibilmente vero.
Ti rendi conto che quello che scrive Saviano purtroppo è la realtà, non è qualcosa di estremo che riguarda solo pochi o relativamente pochi tossici, è quello che si nasconde dietro l’apparenza della società civile, anche del primario di ospedale che ti toglie l’appendice o del macchinista del treno ad alta velocità che ti porta a Roma.
Dopo queste iniziali considerazioni morali che ti inchiodano a guardare in faccia ad una realtà che forse non volevi vedere, Saviano passa ad illustrarti l’origine, chiamiamola così, del fenomeno.
Si parte dalla coltivazione, naturalmente già sotto il controllo delle famiglie sudamericane, e poi via via al raccolto, alla raffinazione ed infine alla grande distribuzione, ai supermarket della droga. Tutti questi passaggi sono in mano a potenti clan più o meno organizzati e dislocati in ogni angolo del pianeta. Oggi non c’è parte di mondo che non sia impestata dalla coca ed in ogni parte c’è violenza, morte, sangue e danaro. Tanto danaro che noi forse non riusciamo neppure a quantificarlo. Tutto questo oro serve, come ogni industria che si rispetti, per la produzione, il trasporto, la commercializzazione, ma più che mai per ungere alcune ruote degli apparati statali.
Di fronte ci sono i mastini che cercano di fermare o di rallentare questo fiume inarrestabile, con la loro intelligenza, la loro caparbietà, infiltrandosi nel marciume, rischiando la vita e spesso lasciandola, per difendere noi onesti cittadini che non conosceremo forse mai i loro nomi o il loro coraggio.
Certo, il loro coraggio, che anche ieri ha permesso un sequestro di 450 Kg. di droga nel porto di Gioia Tauro nascosti in 2 container provenienti dal Sud America, ma questi sacrifici sono niente a confronto delle tonnellate di roba che circola in tutto il mondo sotto le più disparate coperture, dai mini sommergibili, alle più eleganti barche a vela, dai luridi pescherecci ai disperati imbottiti di droga negli intestini che rischiano così la loro vita, agli animali anch’essi imbottiti di polvere e poi squartati e gettati nei campi come semplici carogne, alle belle signore frequentatrici di ambienti altolocati che l’hanno fatta franca per anni perché coperte da onorevoli e poi improvvisamente scoperte con sommo stupore di noi ascoltatori del TG. Così viene alla luce l’altra componente principale del traffico di stupefacenti: la connivenza di politici corrotti forse per uso proprio, forse per interesse personale o forse per tutte e due le cose ed allora viene il dubbio che non riusciremo mai a spezzare questa spirale di potere, soldi, morte, sequestri, processi, condanne, assoluzioni e ancora potere e così di nuovo.
Allora dopo questi fatti è importante dire che Saviano è un bravo scrittore o che si è documentato in maniera accurata e che il libro non ti consente distrazioni e che ti prende come un romanzo??
Forse è importante solamente leggerlo, rimanerne scioccati come è successo a me, divulgarlo, parlarne, discuterne perché a noi uomini retti non rimane altro se non battersi con i mezzi della ragione, della convinzione e dell’esempio, per rimanere tali e far rimanere tali i nostri cari. 
Raffaele Strada

martedì 29 luglio 2014

Rubrica letteraria: LA GRAMMATICA DI DIO - Storie di solitudine e allegria

                                                                      Stefano Benni
Dato che ormai siamo vicinissimi alle vacanze, vorrei scrivere di un libro adatto alla lettura estiva.
Il nome dell’autore è già di per sé una garanzia. Ho conosciuto Benni con la sua opera prima, Bar Sport, a cui quasi tutti quelli della mia generazione devono molto, comprese locuzioni e rimandi che sono entrati nel linguaggio comune e che ancora oggi (dopo ben 38 anni!!) ci portiamo dietro. Chi, tra noi che abbiamo felicemente sorpassato i secondi “anta”, non conosce la Luisona? Benni scrive con un’ironia a volte poetica a volte cinica, ma sempre lucidissima. Crea mondi di personaggi magici e surreali, uomini e animali, ma quando chiudi uno dei suoi libri ti sembra di aver letto la storia di qualcuno che conosci o potrai incontrare. E si ride, sempre.
Si tratta di un libro breve. E’ una raccolta di 25 racconti (alcuni di una pagina sola) che si leggono bene, quando non benissimo. Il filo conduttore è, appunto, la solitudine anche se non so quanto sia stato un caso e quanto una scelta. In questo testo si incontra un Benni diverso dal solito, alcune delle storie fanno male al cuore e ogni lettore può trovarne una che parli direttamente a lui. O con lui. Ma non si piange, si riflette. I protagonisti sono una sorta di enciclopedia dell’umanità che va ben oltre l’ordine alfabetico: c’è un cane che torna sempre indietro, un ladro che più ladro non è, un frate che non parla più, una strega al giorno d’oggi, due pescatori molto simili e molto diversi, un manager affermato e gli altri scopriteli da soli. Si sente nostalgia e rimpianto per qualcosa di perduto, qualcosa che non tornerà e comunque se tornasse non sapremo che farcene. Ma in ogni storia, oltre ad uno sguardo malinconico e senza pietà su quello che ci sta davanti e intorno, c’è anche la capacità di tirarne fuori la comicità, per quanto amara possa essere.
E si ride, nonostante tutto.

Alla fine si ha l’impressione di aver dato uno sguardo sul mondo, come se avessimo avuto la possibilità di sbirciare da una finestra affacciata sul genere umano. Questo libro ha provocato una frattura fra i seguaci dell’autore: chi si aspetta di trovarci il Benni scoppiettante e irriverente di Il Bar sotto il mare rimarrà deluso. Chi invece cerca una lettura intelligente, poetica e che a volte faccia morire dal ridere lo apprezzerà molto. E alla fine, è vero quel che dice il filosofo greco citato in apertura del libro: tra gli dei che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.

Buona lettura!

Allora Leonnino decise di uccidersi.
Come primo tentativo si buttò giù dal letto, ma si slogò solo un gomito.
Poi con la sedia a rotelle investì il carrello dei pasti, ma riportò solo una lieve ustione da purè.
Una notte cercò di soffocarsi con il cuscino, lo trovarono al mattino livido e ansante, ma vivo.
Infine si mise sotto le coperte e scoreggiò trecentottantasei volte. Quando l’infermiere sollevò le lenzuola svenne, e con lui il trenta per cento del personale paramedico e gran parte dei topi nei sotterranei dell’ospedale. Ma il nonnoriportò solo una lieve intossicazione da gas scatolico e si riprese in fretta.

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martedì 8 luglio 2014

Rubrica letteraria: Storia di una ladra di libri


                                                      di Markus Zusak


Siamo nel 1939, in una cittadina vicina a Monaco e a Dachau in piena Germania nazista.
La storia della protagonista, Liesel Meminger, inizia quando trafuga un libro durante il funerale del suo fratellino. Non sa leggere ancora e quindi cosa può significare per lei quel libriccino semisepolto nella neve?
Liesel verrà affidata ad una famiglia adottiva composta da un padre imbianchino prodigo di tenerezza che le insegnerà a leggere e una madre ruvida, dai modi fin troppo spicci ma capace di profondi e inaspettati sentimenti. La bimba cresce, circondata da una delle più terribili epoche del nostro passato, intreccia relazioni e si affaccia alla vita accompagnata da eventi terribili visti attraverso i suoi occhi, e da un viscerale amore per le parole. Le parole.




La voce narrante è la Morte, affaticata da un periodo di “superlavoro”, un po’ ciarliera, un po’ malinconica, un po’ innamorata della vita e degli uomini. A volte ironica, capace di humour ovviamente “nero”. Spesso compassionevole e incredula.
La struttura del libro è particolare, all’inizio di ogni capitolo c’è un elenco del suo contenuto, a volte gli avvenimenti vengono anticipati per poi ritornarci sopra, ci sono incisi in grassetto per spiegare alcune parole, insomma uno stile abbastanza anomalo.

Per godere di questo libro credo che occorra innanzitutto non farsi fuorviare: non è un romanzo sull’olocausto, né la storia di una ladra. La guerra, il nazismo, la terribile sorte degli ebrei sono visti, vissuti e tradotti da una bambina attraverso il suo quotidiano fatto di giochi con altri ragazzini, di vita di strada, di mansioni domestiche e libertà rubate. Liesel fa i conti con la realtà e vi si adatta, come fanno i bambini, ma ovviamente non ne capisce le implicazioni politiche, storiche e sociali. Vive un periodo con un ebreo in cantina e stringe una bellissima relazione affettiva con quest’uomo: per lei la parola “ebreo” non ha nessun senso. Nelle sue fughe a rubare nei frutteti con l’amico del cuore c’è la storia di qualsiasi bambino vissuto ai limiti della campagna probabilmente anche ai giorni nostri, anche se la spinta di base è la fame e non il piacere del rischio. La piccola non è neppure una ladra, alla fine i libri rubati saranno solo 3. Trovo che il titolo sia abbastanza fuori luogo e possa creare aspettative che poi verranno disilluse.



Probabilmente molti leggendolo hanno anche pensato che sia un libro scritto per ragazzi, ma su questo non sono assolutamente d’accordo. Credo che questo sia un libro che vada letto due volte per apprezzarlo pienamente: la prima per soddisfare la curiosità, la seconda per assaporarne il contenuto e lo stile.
La partecipazione emotiva del lettore è anche troppo scontata, soprattutto in alcune pagine veramente ben scritte: la processione degli ebrei diretti a Dachau; l’attesa nei rifugi contro i bombardamenti; l’onesta morale che lega il padre ad una fisarmonica e ad una promessa del passato e mette a rischio tutta la famiglia ma, semplicemente, non ci si può tirare indietro; gli scherni e gli scherzi verso la bottegaia nazista, l’amore innocente di Liesel verso il suo compagno di giochi che lei stessa comprenderà solo quando sarà troppo tardi, solo per citarne qualcuno.



A me il libro è piaciuto, forse proprio perché non la violenza e la cruenza si affacciano soltanto tra le pagine e l’autore è riuscito a trovare e a dare gentilezza e delicatezza anche ad una delle realtà più crudeli che il genere umano abbia conosciuto. Perché parla dell’amore per le parole, dell’incredibile potere di una storia o di una definizione. E racconta di come l’anima possa trovare anche in una parola un balsamo capace di guarirla. E di sopravvivere.
Contrariamente ai miei principi stavolta riporto le frasi finali del libro, che raccontano molto ma non svelano niente. Buona lettura!

Silvia Corazza

Avrei voluto dire tante cose alla ladra di libri, parlarle della bellezza e della brutalità. Ma che cos’altro avrei potuto dire che lei già non sapesse? Volevo dirle che da sempre mi capita di sovrastimare o sottostimare il genere umano…di rado mi limito a stimarlo. Volevo domandarle come potesse una medesima cosa essere terribile e splendida allo stesso tempo, e le sue parole dure e sublimi insieme.
Nulla di tutto ciò mi uscì dalla bocca.
Riuscii solamente a volgermi verso Liesel Meminger, per confidarle l’unica verità che conosco davvero. La dissi alla ladra di libri, e adesso la ripeto a te:

***ULTIMA POSTILLA DELLAVOSTRA NARRATRICE***
Sono perseguitata dagli esseri umani

lunedì 30 giugno 2014

Il nostro ventunesimo "motivo"...

Capita a volte nella vita, che certe coincidenze, certi incontri "casuali" con determinate persone, determinino cambiamenti o comunque esperienze magiche e particolari...

Questo è il risultato di quanto è accaduto incontrando...


Leo Giusti






Bravo!

giovedì 12 giugno 2014

Rubrica letteraria: "Cose preziose"

  
 
King scrive più libri di quanti riuscirò mai a leggerne, anche se non tutti purtroppo allo stesso livello. Questo, sinceramente, è una chicca.

Non lasciatevi ingannare dalla nomea dell’autore: non è un testo inneggiante alla violenza o alla truculenza, non c’è sangue che scorre a fiumi, nessuno brandisce coltelli o possiede ferali zanne. Bensì è un sorprendente viaggio dentro l’animo umano.

Siamo a Castle Rock, ridente, tranquilla, amena cittadina della provincia americana. Arriva Gaunt Leland, apparentemente anziano signore dai tratti contrastanti e apre un negozio di “Cose preziose”. Piccoli introvabili oggetti, delizie da collezionisti. In breve il negozio diventa il centro di gravità del luogo, frequentato da tutti, anche per l’ineffabile capacità di Leland di indovinare ciò che le persone neppure sapevano di desiderare. O di desiderare così tanto. In cambio chiede esigue somme di denaro o, se non si può pagare, dei favori: innocenti e innocui “scherzi” da fare agli altri abitanti. Però, con il crescendo della bramosia, gli scherzi appaiono meno innocenti e hanno conseguenze che producono nella cittadina una nuova malefica atmosfera, come in un campo di grano dopo la semina della zizzania. E le persone, per avere ciò che vogliono, si vendono l’impensabile, fino all’anima…

Al nuovo arrivato si contrappone lo sceriffo, un personaggio rude e dai modi spicci, per niente affascinante, ma portatore sano della capacità di capire quali davvero siano “le cose preziose”.



Diversamente da altri romanzi di King, l’azione è lenta e a volte ripetitiva, proprio per darci modo di conoscere i personaggi, molto delineati caratterialmente e psicologicamente, e di muoverci con loro dentro la quotidianità di Castle Rock.

Pur essendo stato scritto più di 20 anni fa è di un’attualità assoluta: dipinge una società dedita al possedere, dove ciò che conta è solo l’avere. A qualsiasi costo.

E’ fin troppo facile individuare in Gaunt Leland il diavolo tentatore, ma sarebbe riduttivo per un personaggio dipinto in maniera eccellente fino nei dettagli. D’altronde è opinione di King che il Male (con la lettera maiuscola) sia reale, non una pulsione, e che spesso si materializzi.



Non fatevi scoraggiare dalla ponderosità del libro (sono più o meno 600 pagine, dipende dall’edizione), perché il testo si fa leggere senza fatica, la scrittura di King è semplice e raffigurativa. I personaggi interagiscono molto fra loro, come in tutte le cittadine del mondo, le vicende si intersecano e questo rende obbligatoriamente il libro lungo.

Certo non vi racconto come va a finire. Anche se devo confessare che, dopo aver letto l’ultima riga, mi sono chiesta: e tu, cosa saresti disposta a fare per esaudire il tuo più grande desiderio?

Da lettrice/testimone è semplice stare dalla parte del BENE (con tutte le lettere maiuscole), non costa fatica né sacrificio e basta ricordare che “il diavolo propone, ma l’uomo dispone”. Siamo sempre noi a scegliere. Ma quanto davvero sono forti i nostri sentimenti più profondi (amore, giustizia, lealtà, fede) se basta uno sgarbo, un’allusione, un malinteso per chiuderci il cuore? Se domani arrivasse Leland Gaunt, quanti clienti troverebbe?

A cura di Silvia Corazza

“L’inaugurazione era andata molto, molto bene.

Il signor Gaunt si considerava come un elettricista dell’anima umana. In una cittadina come Castle Rock le scatole dei fusibili erano tutte allineate e facilmente accessibili. Non c’era che da aprirle…e fare dei collegamenti.”

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lunedì 9 giugno 2014

L'importanza di una comunicazione corretta







Ecco la nostra "precisazione" all'articolo pubblicato ieri sul Quotidiano "La Nazione"



Abbiamo preso visione dell'articolo pubblicato in data 8 giugno 2014 sul quotidiano La Nazione in merito al lavoro di ricerca del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell'università di Bologna, guidato dalla prof.ssa Renata Bartesaghi rispetto alla possibilità di curare la sindrome di Down con un antidepressivo serotoninergico. Ci preme segnalare come il taglio dell'articolo - vedi titolo "Possiamo guarire quei bambini" -, e l'approccio riduttivo delle spiegazioni fornite, abbiano determinato un'immediata reazione di confusione, false aspettative e illusioni nelle famiglie, nei genitori, nell'opinione pubblica, oltre a un disappunto nei professionisti impegnati quotidianamente in questo settore. Infatti, mentre consideriamo molto positivi gli sforzi e gli studi  operati dalla ricerca genetica, siamo ben lontani dal poter anche solo pensare di individuare dei trattamenti che permettano di "guarire" dalla sindrome di Down e riteniamo di dover ridimensionare quei dati che ancora non hanno ricevuto un riscontro clinico nella popolazione. Crediamo molto più opportuno rivolgere l'attenzione a tutto ciò che su una base scientifica, permetta veramente di promuovere la qualità di vita delle persone con sindrome di Down e ci auguriamo che anche la ricerca possa presto dare il suo contributo.
Associazione Trisomia 21 Onlus Firenze


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sabato 31 maggio 2014

Rubrica letteraria: Il corvo di pietra


di Marco Steiner
Mi sono accostato a questo romanzo in quanto nella sua recensione e nel frontespizio di copertina era presentato come “un esperimento. Quello di continuare in forma di romanzo un gigantesco personaggio dei fumetti, trasformando in scrittura le mille suggestioni nel tratto di un grande artista disegnatore”. Si tratta di Ugo Pratt e del suo Corto Maltese.
Sono diventato ammiratore e lettore di Pratt molto tardi; solo da pochi anni i suoi personaggi ma ancor più le sue storie mi hanno preso ed avvolto nella loro atmosfera magica, fiabesca. Non sono un intenditore di grafica e quindi nei fumetti apprezzo più le storie che le vignette, ma leggere le strisce di Pratt è un po’ come vedere un film di avventure e sentirsi catapultati dentro, parteciparvi.
Quindi trovare chi pensava di poter, almeno, continuare le storie di Corto, mi ha intrigato moltissimo. In effetti Steiner non è uno sprovveduto nè un millantatore, è stato per molti anni vicino a Pratt, seguendolo ed aiutandolo nelle sue ricerche storiche, filologiche e addirittura completando nel 1996 un romanzo che Pratt aveva lasciato incompiuto. Le mie aspettative erano molto alte, anche per l’argomento scelto, raccontare la giovinezza di Corto, le sue prime esperienze e le sue prime avventure: infatti siamo nel 1902, l’anno del crollo del campanile di Venezia.
L’inizio é stato veramente accattivante, le prime pagine che descrivono la partenza della nave di contrabbandieri in cui è imbarcato Corto sono avvincenti e spettacolari. In effetti l’autore è molto bravo a descrivere i luoghi in cui il romanzo si svolge ed a ricrearne le atmosfere; i suoni, i colori, gli odori, con aspetti molto vivi e penetranti.
L’avventura si snoda attraverso il Mediterraneo tra Venezia, Malta e la Sicilia alla ricerca di un tesoro legato al superamento di una prova in cui saranno coinvolti tre uomini provenienti da tre isole diverse, Corto (nato a Malta) il suo compagno ed amico Bertram (dall’isola di Man) e un uomo che viene dall’Australia raccolto a Venezia in circostanze molto particolari e drammatiche.
Legato a tutto questo c’è la statuetta di un corvo di pietra che contiene l’enigma per scovare il tesoro che Corto e Bertram rubano per sentirsi grandi e per dimostrare di poter vivere degnamente in quel mondo oscuro e pericoloso che li tratta ancora come ragazzi, anche se loro si sentono già uomini e si atteggiamo a tali.
Questo si legherà poi ad una antica storia siciliana fatta di tradimenti, sangue e vendette che si perdono nel tempo remoto ma che rimangono attuali finchè non avranno il loro tragico epilogo.
Ecco, da qui mi sono perso, non sono più riuscito a comprendere nè seguire gli avvenimenti, stare dietro ai personaggi nè capirne le loro vicissitudini. Il giovane Corto sparisce per gran parte del libro e quindi per me è sparita anche gran parte dell’attrattiva del romanzo. Mi è sembrato di trovare, nel racconto, un accavallarsi di fatti e di rimandi a situazioni che mi sfuggivano e che veramente mi hanno lasciato un senso di confusione e di caos.
Ci sono però anche delle parti ben riuscite ed estremamente efficaci; le descrizioni delle cene con l’accurata esposizione dei cibi e della loro preparazione, ( fondamentale nei ringraziamenti dell’autore il contributo dello Chef di un ristorante di Ragusa) essenzialmente durante il soggiorno siciliano, e la facilità con cui Steiner riesce a riproporre le atmosfere dei luoghi in cui il libro si snoda
Però la giovinezza di Corto è rimasta nella mente di Pratt e l’esperimento, molto difficile da attuarsi lo devo ammettere, non è riuscito. 
Raffaele Strada

lunedì 26 maggio 2014

La forza della mamma

 E' arrivata questa dedica e la condivido con tutte le mamme!




Il buon Dio aveva deciso di creare...la mamma. 
Ci si arrabattava intorno già da sei giorni, quand’ecco comparire un angelo che gli fa: «Questa qui te ne sta facendo perdere di tempo, eh?».
E Lui: «Sì, ma hai letto i requisiti dell’ordinazione? Dev’essere completamente lavabile, ma non di plastica... avere 180 parti mobili tutte sostituibili... funzionare a caffé e avanzi del giorno prima... avere un bacio capace di guarire tutto, da una gamba rotta a una delusione d’amore... e sei paia di mani».
L’angelo scosse la testa e ribatté incredulo: «Sei paia?».
«Il difficile non sono le mani» disse il buon Dio «ma le tre paia di occhi che una mamma deve avere».
«Così tanti?».
Dio annuì: «Un paio per vedere attraverso le porte chiuse quando domanda: "Che state combinando lì dentro, bambini?" anche se lo sa già. Un altro paio dietro la testa per vedere quel che non dovrebbe vedere, ma che deve sapere. Un altro paio ancora per dire tacitamente al figlio che si è messo in un guaio: "Capisco, e ti voglio bene"».
«Signore» fece l’angelo sfiorandogli gentilmente un braccio «va’ a dormire. Domani è un altro...».
«Non posso» rispose il Signore. «Ho quasi finito, oramai. Ne ho già una che guarisce da sola se è malata, che può preparare un pranzo per sei con mezzo chilo di carne tritata e che riesce a tener fermo sotto la doccia un bambino di nove anni».
L’angelo girò lentamente intorno al modello di madre, esaminandolo con curiosità. «È troppo tenera» disse poi con un sospiro.
«Ma resistente!», ribatté il Signore con foga. «Tu non hai idea di quel che può sopportare una mamma».
«Sa pensare?».
«Non solo, ma sa anche fare ottimo uso della ragione e venire a compromessi», ribatté il Creatore.
A quel punto l’angelo si chinò sul modello della madre e le passò un dito su una guancia.
«Qui c’è una perdita», dichiarò.

«Non è una perdita», lo corresse il Signore. «È una lacrima».
«E a che serve?».
«Esprime gioia, tristezza, delusione, dolore, solitudine e orgoglio».
«Ma sei un genio!» esclamò l’angelo.
Con sottile malinconia, Dio aggiunse: «A dire il vero, non sono stato io a mettercela, quella cosa lì».


(Erma Bombeck)

venerdì 23 maggio 2014

Liberi di credere...

 
 
 
Insegnare matematica, soprattutto al tempo dei DSA, è compito arduo, ma bello, se fatto con “modalità altre” – la buona didattica – e assai stimolante quando abbia come scopo l’inclusione di tutti, soprattutto di quei ragazzi “speciali”, la cui condizione marca i nostri limiti, obbligandoci a pensare che essi sono persone libere che vogliono continuare ad esserlo.
Liberi di credere che sia ancora lecito pensare all’istruzione come al momento fondamentale della realizzazione del proprio progetto di vita, dalla quale sia per sempre bandito il dover chiedere “scusa per il disturbo”.

Grazie a Roberto Imperiale
 
(laureato in Matematica, ex docente ed ex preside che attualmente si occupa di ricerca in Didattica della matematica ed è docente ai Master di Specializzazione sui DSA, BES, ADHD e Disabilità Intellettive).
 
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